è tutta questione di entusiasmo. quando viene a mancare, si perde il senso di tutto. ciò che prima, nell'atto di essere vissuto, aveva un sapore suo, sprigionava un'aura fascinosa, ti avvolgeva in un abbraccio tattile, d'un tratto diventa un fare meccanico, un movimento dovuto, un andare avanti tout court.
quando te ne accorgi ti aggrappi a quelle poche certezze. oggi sono davvero poche - poche che stanno tutte sulle dita di una mano.
quando senti che una musica ritrovata non è ad altro che vorresti farla sentire. quando senti che quel paricollo morbido, quel ciondolo rosso, quei nuovi stivali col tacco singolare, o l'ennesimo regalo da primo cassetto, a nessun altro vorresti mostrarli. sai che sta tutto lì. e provi a immaginare cosa sarebbe fartelo bastare per il resto dei tuoi giorni.
oggi, tra la scena d'un film chiassoso e il cd fucsia ascoltato ad alto volume appena rimasta sola, hai avuto il coraggio di pensarlo una volta per tutte: per il resto che potrebbe accadere nella tua vita tu hai già abbondamente perduto l'entusiasmo. inconsciamente è come se avessi già deciso: non farai più niente perchè altro accada. seduta sul bordo dei tuoi giorni, a veder passare gli accadimenti di chi è stato più bravo di te.
oggi è san nicola. tradizione vuole che ci si rivolga a lui per chiedere la grazia di un fidanzato. ora, io non è che per me pretenda così tanto... a me basterebbe qualcuno che
sia solo mio; non mi consacri eterna seconda; non trasformi in corsa il nostro rapporto in una multiproprietà; non sia intermittente come le lucine di natale; duri più di un volo interno; non abbia la lista di attesa come la birkin di hermés nè le condizioni di tutti i periodi ipotetici della grammatica italiana; dimori nelle stanze di casa mia oltre che in quelle della mente e del cuore; mi porti a new york in gennaio; spalanchi gli occhi ogni volta che mi tiro a lucido solo per lui; trasformi un problema mio esposto a lui in un problema nostro; mi prenda e mi porti via.
sì, vabbè, ho capito. forse è meglio che mi accontenti di un fidanzato.
si sono scoperte fighette a 30 anni; non è mai tutto liscio; il salotto di casa è il parquet della scala; il cioccolato fondente fatto sciogliere sulla lingua; hanno smesso di credere alle favole a quattro anni, eppure aspettano ancora la loro; a memoria nomi e cognomi del design contemporaneo; resistono resistono resistono poi scoppiano a piangere tra la folla del sabato pomeriggio; il cassetto della lingerie al pari della cassaforte; amano andare al cinema da sole; mai più senza le crayon kohl noir chanel; l'errore di una volta lo scontano in tre anni; parmigiano a scaglie e vino bianco fresco; sanno essere belle ma non bellissime; ogni mattina alla sveglia si chiedono il perchè, ma non si girano mai dall'altro lato; niente cura quanto 'creep' urlato sul pavimento freddo; 'scelgo lei perchè tu hai le spalle forti e sopravviverai'; fingono di credere alle altrui menzogne col sorriso sulle labbra; la musica ascoltata alta mentre guidano su strade di montagna; sono brave a innamorarsi di una voce; la vita sognata è sempre trecento chilometri più a nord; gli occhiali da sole nella borsa da sera; un libro nuovo, una tazza di tè pregiato, una candela profumata e provare a non pensare; se è lui l'uomo della vita, sono pronte a tutto; il tubino nero è per sempre; varcata la soglia, non tornano indietro; il potere taumaturgico di un tacco dieci; non dimenticano per la vita quell'abbraccio lungo il binario; si sono rassegnate con successo ai capelli ondulati; trenta volte quel film, trenta volte un pacchetto di kleenex; il posto ceduto sull'autobus; è più facile essere graffiate che graffiare; il batticuore a sorpresa ripaga del dolore di un anno; i viaggi intorno al mondo e la nostalgia di casa; c'è sempre una seconda possibilità; le scatole di cartone delle torte; tenera è la notte, affilato il mattino; ci provano a immaginare una vita senza; i ritratti in bianco e nero; il massimo dei voti con lode, finchè passa la voglia; danno del lei e ricevono il tu; la sindrome di stendhal davanti alla vetrina di hermés; 'they're small, but nice'; credono negli angeli; non si vergognano di lasciar parlare il corpo; una ducati monster nero satinato; scrivono sui muri le loro poesie preferite; la solitudine fa terrore, ma hanno promesso il coraggio a chi non tornerà.
all'incirca, io.
è quando una cosa diventa normale prima che sia decorso il suo periodo di praticantato che io perdo l'entusiasmo e mi sdraio a terra senza essere stata invitata. perciò non mi ha stupito aver già cominciato a considerare normale andare al cinema con l'amico a. a bordo del suo nuovissimo cayman, fingendo che siamo ancora sulla a3 che piaceva tanto a me. era l'unico mezzo per salvare un'amicizia perfetta. / così come, in questa prospettiva, non mi dà cura sentir entrare nel mio ordinario quotidiano la sua presenza: parlarci al telefono, decidere quando vedersi, sollazzarsi con le nostre fantasie. ciò non toglie neppure un punto percentuale al sollucchero che sale in pancia all'idea di averci a che fare per le vie brevi. e questo è bene, molto bene.
è quando una cosa non cessa di avere dello straordinario - tuffo al cuore e farfalle nello stomaco, voglia di fare qualsiasi pazzia e ricominciare tutto da capo su due piedi, all inclusive -, nonostante siano ampiamente scaduti i termini di impugnazione previsti da qualsivoglia ordinamento, e pure siano escluse ab origine tutte le possibili forme di clemenza, che io comincio a provare un imbarazzo consistente. se non per il contorno, senz'altro per quell'ammasso informe che dentro continua a mangiare il poco che resta. e che io temo cominci a vedersi dall'esterno.
[deve abitare in quei dintorni il motivo per cui stanotte mi sono svegliata senza un briciolo di fiato, pensando a come cresce, allarga, dilania, dissipa, estirpa. ripreso il controllo, o la sua parvenza, gliel'ho finalmente gridato in contumacia: dimmelo tu cos'è, dimmelo! e poi raccontami come faremo da grandi, io e te.]
che io non so che fare di me. rialzarsi non avrebbe senso alcuno.
"moi, je sais tous tes sortilèges
tu sais tous mes envoûtements
tu m'as gardé de pièges en pièges
je t'ai perdue de temps en temps
bien sûr tu pris quelques amants
il fallait bien passer le temps
il faut bien que le corps exulte
finalement finalement
il nous fallut bien du talent
pour être vieux sans être adultes
oh, mon amour
mon doux mon tendre mon merveilleux amour
de l'aube claire jusqu'à la fin du jour
je t'aime encore, tu sais, je t'aime"
(j. brel)
in quei giorni, in città, giravano un film. rectius, una fiction. quella almeno era l'idea che mi ero fatta, sbirciando tra le righe di un centro storico ingolfato la levatura del cast e la sobrietà dei mezzi impiegati. ogni giorno passavo, a cavallo della fedele bianchi bianca, a zig zag tra i camion-camerini, o nel bel mezzo di scene appena allestite. e ripensavo a quando lessi il libro - una storia di ragazze del luogo, tutte pazze per un certo bob. di più non ero in grado di ricordare, se non che la lettura era avvenuta all'epoca in cui bevevo giù libri più dell'acqua - più del vino adesso. risultato: una nebulosa di ricordi su trame e personaggi. e sensazioni... quelle venivano già fuori, allora?
pensavo, un meriggio di quelli, assorta nella pedalata, a come ci siamo ostinati, in tutto quel tempo in mezzo, io e un drammatico drappello di reduci a composizione variabile ma per certo in via di estinzione, a negare l'evidenza fin dove ci è stato possibile. per ritrovarci oggi: chi solo come un gambo di sedano, chi solo di ritorno, chi monogenitore, chi male accompagnato.
pensavo, lottando per tener la schiena dritta nonostante il peso della borsa, a come mi è stato facile, all'esito di tutti questi sforzi vani, ottenere un unico beffardo risultato. mi sono chiesta, disciolta la folla, finalmente sola contromano su una strada di prima periferia, se sia possibile tracciare una linea di demarcazione netta sul calendario.
quand'è che una ragazza diventa una zitella?
con buona pace degli irrinunciabili investimenti estée lauder, s'intende.