come se fosse facile dormirci su. a tutto quello che sentiamo dentro, e che giudichiamo più grande della nostra capacità di comprensione.
come se fosse facile alzarsi, al mattino, vestirsi truccarsi e darsi al mondo là fuori, serbando in cuore quel piccolo immane segreto che siamo noi.
chè altro non possiamo essere. ed io ormai lo so: ci ho messo tutti i mesi, i pianti, i fioretti del caso, ma alla fine sono arrivata a capire. chè, al contempo, noi non possiamo non essere.
io ti ho regalato tutto l'amore di cui sono capace, mettendolo dove questo amore può stare: nel fratello che non ho, nella sorella che non hai, nell'amicizia che va al di là di ciò che si può dire, nelle parole che non vanno dette, nei baci che non si possono dare, negli sguardi che sappiamo rubarci, in tutti i caffè che riusciamo a berci insieme, nella musica che dividiamo, nei giorni che verranno, nel meglio di cui da sempre ci rendiamo capaci.
tu parli poco, io scrivo e penso troppo - parlare no, chè strascico le parole e lascio le c in tasca e non mi faccio capire bene. eppure ci sappiamo dire tutto, come maestri nell'arte delle parole.
come un telefono che suona tra un pezzo e l'altro di strada, due volte, tre e poi domani ancora. come il tempo che ti faccio sottrarre al lavoro. come i pasticci che ti combino. come questa canzone, che ora ti spedisco per posta.
tutto andrà bene, piccino. ma tu già lo sai.
un bambino che gioca con il padre in una cucina
male illuminata verso sera.
l'aver giudicato povero un regalo trovato
sotto l'albero a natale.
sentir cantare uomini costretti a partire
per una terra straniera.
la statua della libertà, sapere come era ed è
dolce e difficile ogni libertà.
l'amicizia tradita per denaro e potere.
l'amore che non si può avere.
l'amore che è dato senza misura.
pensare di non essersi preso la dovuta cura
della solitudine della madre.
una fotografia dei compagni di classe
del ginnasio.
lasciare che la ragione ceda all'ira.
tutto quello che non s'impara.
tutta la pietà che non hai provato
verso chi soffre e chi muore.
un bambino che aspetta suo padre alla finestra verso sera
con la paura che possa non tornare.
quando di colpo senti che sei frainteso e lo vedi
nell'irrigidirsi di un viso.
quando qualcuno ti fa sentire inferiore rivolgendosi a te
con troppa indifferenza o troppo calore.
risparmiare sui moti del cuore.
dubitare per un istante della poesia.
dire: è morto il sogno, è morto l'incanto.
sono le cose che chiedono lacrime.
sono le fonti di ogni mio pianto.
a chiusura di una giornata in cui si è pianto un po', e in cui sembra non aver senso aggiungere lacrime su lacrime, eppure ci si sente in debito di una promessa fatta, e di un'esternazione che rimedi alla ritrosia di chi ci sta di fronte, conoscendoci così bene ma perdurando a tacere a oltranza: questo è giuseppe conte, da ferite e rifioriture.
...quelle lise all star celesti dietro alle manolo vintage sui tappeti di versailles.
perchè io ho bisogno di conferme. e più ancora dei tuoi regalini a sorpresa.