questa settimana si parla di.
(noi siamo di quelli che non si accontentano della facciata - che devono spiare dentro i giardini dietro le tende - per capire come possa bastare. e forse è questo l'unico motivo per cui si resta ancora.)
questa settimana si affronta il tema spinoso dei tempi di collocazione in ognuna delle categorie prefissate. può non essere avventato stigmatizzare qualcuno ab origine? può non essere preconcetto la pretesa di conoscere tutto il tracciabile?
while my guitar gently weeps è mancato proprio poco.
trascorrono, gli anni, addosso
riesco, certe mattine,
a non provarne il peso,
lasciarlo fluttuare
nell'aria specchio; dagli occhi alla mente
- stanno lì apposta - come un pilota
automatico di percezioni
mute: sul tavolino squadrato
un libro ancora da sgualcire,
bianchi monumenti alla geometria
nello scrigno della piattaia, fiori
caduti sulla via del rubinetto,
l'alba li sgrana nella multivisione
fuorchè di me (imploro di sfondare
le barriere intorno, sconfinare in te):
sembra non esserlo più ciò che è rimasto uguale.
più tardi, ci provo a spiegarti
che non è un brutto segno affatto
questo mio nuovo non dormire;
annoto che hai restituito il rosa
alla tavolozza dei miei colori.