the God of small things

there is room if you can trust for anyone like us

deconstructing me

Utente: recel
il libro che non ho letto, la canzone che ho ascoltato troppo, l'ovatta in cui sogno di trovare riposo, gli odori che reinnescano sensazioni inesplose. o soltanto l'alba di una buona giornata.

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Io non mi faccio inciabattare.

tè e pasticcini per tutti i

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lunedì, 05 febbraio 2007

proud to be -

il sentiero - recita il cartello - misura km 1,50 (tutti in salita - aggiungo io). tempo di percorrenza medio: 50'. se non ci fossimo fermati alla pasticceria delle delizie per la merendina, se avessimo discusso meno a lungo davanti al pecci - su come la locandina della mostra di daniel spoerri richiami certe creazioni di hieronymus bosch (assunto che non condivido appieno, peraltro), adesso avremmo il tempo che serve. invece è tardi: il sole già puntato sull'arancio scende vertiginoso verso le creste dell'appennino sulla nostra sinistra. ma possiamo noi non fare una cosa che ci siamo ripromessi a inizio pomeriggio?
f. si inerpica - arancione pure lui - su per il sentiero, come un camoscio dell'etna nato un po' più a ovest. io sono fuori luogo per le salite veloci, nel mio cappotto avvitato e la mia nuovissima borsa da bimba grande. però ho le hogan, e vado su bene, tra i sassi. siamo alla mèta, dopo 4 buonasera scambiati con chi scende, in poco più di 20'.
- solo in cima, dove la tomba di pietra scarna è giusto un pretesto, puoi voltarti verso la piana: le superfici lisce e quelle bagnate riflettono la luce del tramonto; lo sguardo si estende amplissimo nella giornata chiara che a tratti ha odorato di primavera; lontano l'eco di un carnevale di bambini; il sole già inizia il nascondino con le montagne. puoi pure ricominciare a respirare, ferma un istante. -
quando mi giro, f. si è sdraiato pieno sul sepolcro. al mio sguardo di riprovazione risponde che quel brillante cervello irriverente avrebbe approvato un simile gesto.
leggo le frasi riportate sulla tomba e finisco per dargli ragione. fiero di esserlo, e di averlo ricordato, da lontano. e ora di svettarvi sopra.
il paesaggio mi commuove di nascosto. è così facile farsi piacere le cose da lontano. quanto è difficile vederle limpide da dentro. chi è così bravo da portarsi dietro il sogno nella discesa?
il sentiero mangiato di corsa all'andata non ha lasciato tempo per ammirare i crochi appena nati. eppure il ritorno a rotta di collo non ci impedisce di familiarizzare con un gattino. e la stanchezza alla fine è di quella buona. appena in tempo per il crepuscolo al tepore dell'autovettura.

"…e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano". (c.m.)

postato da: recel alle ore 15:15 | link | commenti (17)
categorie: paesaggi, cronaca technicolor
sabato, 20 gennaio 2007

ethel blad & beerlao

ikeasediamo intorno a uno spartano tavolo di legno, ingombro di bottiglie già scolate di beerlao, una decina in tutto. siamo otto: non in ordine di seduta, la milanese multilingue, le due madrilene una bella e una simpatica, la francese puzza-sotto-il-naso, lo svedese di stoccolma, la veterinaria di parma, il tedesco di monaco, la qui scrivente pesce fuor d'acqua.

il buio di una notte non inquinata di luci ci stringe nell'abbraccio-morsa della jungla laotiana, di cui cerchiamo di dimenticare la presenza ingombrante ed il regalo di due ore di pioggia monsonica con cui ci ha accompagnato sin qui. il silenzio è quello vero cui non faremmo in tempo ad abituarci prima di tornare in europa. il villaggio respira profondo del sonno di chi non ha svaghi elettrici. nell'attimo che precede la nostra buonanotte, prima della visita alla 'toilette' dove un ragno e uno scorpione ci stanno aspettando, prima del ritiro sotto le zanzariere allestite dalle guide, parliamo dell'europa. è l'attimo nel quale cerchiamo di non pensare, di non provare a capire.

il tedesco di monaco parla con affetto smisurato della gattina birmana che l'aspetta a casa. io controbatto mostrandole la foto del mio micio, che campeggia sullo schermo del cellulare. l'ho scattata in uno dei rari momenti di relax che lui si concede sul mio letto. lo svedese lancia l'occhio: è un istante, un'esclamazione allegra che taglia il silenzio nero ammollato di pioggia e birra, la presa di coscienza di ciò che siamo. di là dai pixel, dalla definizione e dalla dimensione dell'immagine, è proprio così: "ikea!" 

(sì, in effetti è proprio all'ikea di firenze che avevo comprato quel copripiumino.)

postato da: recel alle ore 15:41 | link | commenti
categorie: paesaggi, i miei centri del mondo
venerdì, 10 novembre 2006

quando mi viene voglia di farne regalo a qualcuno

poche curve hanno lasciato alle spalle la nebbia di città. nella valle delle vecchie ghiacciaie i gradi di temperatura sono 2. il primo sole carezza l'erba ghiacciata, l'acqua evapora in cortine di fumo sottile disseminate nel verde. il cielo ha il turchese di cento mattini d'estate.
dal lettore renato sellani plays himself. io stringo le spalle nel giubbotto nero dentro cui mi piaccio tanto. le labbra si rilassano in un sorriso acceso dal rossetto rubellite.
non devo mai più dimenticare l'incanto di certi risvegli. e la voglia di spostare: una lancetta, un segno sul foglio, un punto di vista, una prospettiva. un bucato dei pensieri che fa tanto bene al cuore. 

postato da: recel alle ore 13:54 | link | commenti (11)
categorie: paesaggi, dentro e intorno