poi, una mattina, al risveglio, rammenti che talvolta accade il sole, che esiste pure la primavera. e cerchi di ricordare da quanto tempo hai smesso di guardare l'orologio, di controllare compulsiva il telefono. capisci che non c'è nessun altro posto dove vorresti essere, nessun altro momento per farlo. smetti persino di chiederti perchè non è stato tutto subito. e quando è stato il momento del fatidico clic dentro. ribadisci che il bello aggiunge e non toglie mai.
tornata a casa, ti atterrisce l'idea di restarvi fino a domani. d'altro canto, da mezzore la mente accarezza il progetto di annullare l'uscita fissata stamattina.
non sopporti di restare ferma in un punto, rinchiusa in un buco confortante. al contempo temi di non avere in te sacche di coraggio sufficienti ad affrontare la rottura definitiva del guscio.
rinvii di un altro giorno ancora il dialogo che tutta te freme di affrontare, con tuo babbo almeno. eppure senti di non avere più fantasia per disegnarti nel cuore il dolore che l'ennesimo crollo di un cantiere di speranza porterà.
stalli.
è tutta questione di entusiasmo. quando viene a mancare, si perde il senso di tutto. ciò che prima, nell'atto di essere vissuto, aveva un sapore suo, sprigionava un'aura fascinosa, ti avvolgeva in un abbraccio tattile, d'un tratto diventa un fare meccanico, un movimento dovuto, un andare avanti tout court.
quando te ne accorgi ti aggrappi a quelle poche certezze. oggi sono davvero poche - poche che stanno tutte sulle dita di una mano.
quando senti che una musica ritrovata non è ad altro che vorresti farla sentire. quando senti che quel paricollo morbido, quel ciondolo rosso, quei nuovi stivali col tacco singolare, o l'ennesimo regalo da primo cassetto, a nessun altro vorresti mostrarli. sai che sta tutto lì. e provi a immaginare cosa sarebbe fartelo bastare per il resto dei tuoi giorni.
oggi, tra la scena d'un film chiassoso e il cd fucsia ascoltato ad alto volume appena rimasta sola, hai avuto il coraggio di pensarlo una volta per tutte: per il resto che potrebbe accadere nella tua vita tu hai già abbondamente perduto l'entusiasmo. inconsciamente è come se avessi già deciso: non farai più niente perchè altro accada. seduta sul bordo dei tuoi giorni, a veder passare gli accadimenti di chi è stato più bravo di te.
eppure, ero certa di non aver ancora trovato il coraggio di parlarne con loro, nemmeno in una di quelle sere in cui decidiamo di aprire la miglior bottiglia che abbiamo in cantina e ci diamo sotto belli convinti. ne deduco pertanto che me lo si legge così bene dentro, dietro il film trasparente del volto, oltre la piega dei giorni vissuti con rabbia necessaria. attraverso la forza che investo per tenermi aggrappata a qualcosa, a qualcuno che sta lontano da me, da noi tre, dalla vita che mi sono a lungo ostinata di farmi piacere. senza dire più di quel che serve, senza lasciar parlare l'ipocrisia anzi paventando il dolore che ciò arrecherebbe loro, eppure senza nascondersi dietro l'indifferenza, questa coppia di mezza età - che a me continua a sembrare, più il tempo passa, la coppia di genitori più giovane e bella e profonda che il cielo potesse assegnarmi - appoggiava sul tavolo del nostro pranzo la mano del coraggio e della verità. se è quello che vuoi, se è quello che senti, il passo è dovuto. e noi siamo con te.
il mio desiderio non mi era mai parso vero quanto in quel momento.
stamani avevo l'emozione della partenza addosso, le mie cosine appoggiate accanto al letto, dal lato del cuore, pronte ad entrare in una borsa grande.
"poi sei arrivato tu, con una delle frasi che pungono il cuore come uno spillone. e mi hai condannato, non soddisfatto della paternale - o fraternale, o scenata di gelosia - messa su ieri sera prima di lasciarmi andare a dormire sopra alle tue critiche. ciò che vuoi tu adesso da me io non te lo posso dare, e sono 22 anni che te lo ripeto, senza interrompermi neppure nei momenti in cui tu vivi la tua vita di marito, separato, nuovo innamorato. senza di me. io non posso essere la donna che riempie le tue lacune. ho già così tanto da fare per conto mio, per riempire le mie voragini. come se tu non sapessi che ci sto provando eccome, a rimettermi in sesto dentro, ad uscire da una strada a senso unico senza fare inversione, ad avere fortuna almeno una volta. e non merito che tu mi condanni per averti considerato un grandissimo amico."
tanto non dirò nè scriverò una sola parola, di quelle che sto mettendo insieme in questo luogo che lui non riesce a scovare. mi infilerò sotto la doccia e proverò a lavare via anche questo male imprevisto. chiuderò le cose nella borsa, la porta dietro le spalle. e partirò, sapendo che è qui che si deve far ritorno. ma senza chiedermi più a cosa serve volere tutto questo bene.
è inutile sai
il male che fa
il peso di un bacio
l'hai dato soltanto
perchè eri da solo
la colpa dov'è
qua intorno non c'è
sai dirmi tu dove
in un giorno che piove
un giorno che tu ti senti inutile
coriandoli a natale
e magari ancora troppo stanco
per ricominciare
ma scommetto che poi
tu te ne andrai
è semplice ma
ma non dire che
la vita ti prende
soltanto alle spalle
ti ha preso in un giorno
che ti senti inutile
coriandoli a natale
e magari ancora troppo stanco
per ricominciare
e magari ancora troppo stanco
per ricominciare
in un giorno che ti senti inutile
coriandoli a natale
ma scommetto che poi
tu te ne andrai
è inutile sai
vorrei ma non puoi
toccarmi nel cuore
entrarmi negli occhi
ti ha preso in un giorno che ti senti inutile
coriandoli a natale
ma scommetto che poi
tu te ne andrai
(subsonica, coriandoli a natale)
almeno oggi sai per cosa stai male. e il sospiro che tiri, che in cuor tuo è (inconfessato) sollievo misto ad addio alle forze, lo trasforma in male buono.
[visuale sdraiata, sinistra verso destra: poster dell'holland park library, londra, 1940, appeso; poster di hokusai a palazzo reale, arrotolato sul ripiano della libreria; tre pile di cd, una di dvd; cappello a cono da hanoi; cuore rosso di metallo appeso al faretto; due foto in bianco e nero di babbo e mamma giovinetti; lettore dvd; lettore cd; lettore mp3; lampadina blu; tv; pigotta unicef.]
che c'è bisogno d'ordine, bisogno di spazi nuovi, di pulire ancora, riporre e riordinare. domani, chè oggi stai male. hai già preso la prima delle tre rituali cibalginaduefast?
non hai ancora deciso che fare di quelle quattro vecchie righe nuove.
ringraziamenti per il dì di festa: un lunghissimo e commovente pvt, gli sms di cui tu e lei avete perso il conto, due ore in libreria, quattro cioccolatini fondenti lindt. e milo de angelis:
non è più dato. il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in via crescenzago, inseguendo il neon
di un'edicola. non è più dato. non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
non è più dato. uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d'amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie.
in ordine sparso nella sequenza tempo:/ hai scritto delle cose che subito non ti sono piaciute più. hai finto di non allarmarti per il vasetto di crema alla fine, per la galassia di capelli sul pavimento del bagno. hai pianto sul latte versato di una notte che se non altro avrebbe riscaldato l'involucro del cuore. ti sei imposta la censura del silenzio contro l'ennesimo sbaglio di tempo che traccia la mappa recente dei tuoi insuccessi amorosi. hai ricordato che non è sempre domenica, che non sempre ci sono il sole ed un invito puntuale a rimuovere le macerie. hai chinato il capo agghiacciata dinanzi all'inefficacia della terapia shopping. ti sei regalata la pausa caffè di philippe daverio e del primo racconto del libro nuovo. ti sei scagliata contro chi non ha colpa. hai lasciato che i singulti squassassero il tuo petto pensando che sei sola, la sola singolare. hai fantasticato che qualcosa arrivi a farti cambiare idea, in meglio - tu speri. hai gridato a guance asciutte che non sei sola, la sola singolare - inguaribile. hai spedito una lettera senza parole, vergata coi battiti del cuore come dita sui tasti della vecchia olivetti del nonno.
c'era scritto che tu non meriti più di questo. e a questo si atterrà la tua vita.
si sono scoperte fighette a 30 anni; non è mai tutto liscio; il salotto di casa è il parquet della scala; il cioccolato fondente fatto sciogliere sulla lingua; hanno smesso di credere alle favole a quattro anni, eppure aspettano ancora la loro; a memoria nomi e cognomi del design contemporaneo; resistono resistono resistono poi scoppiano a piangere tra la folla del sabato pomeriggio; il cassetto della lingerie al pari della cassaforte; amano andare al cinema da sole; mai più senza le crayon kohl noir chanel; l'errore di una volta lo scontano in tre anni; parmigiano a scaglie e vino bianco fresco; sanno essere belle ma non bellissime; ogni mattina alla sveglia si chiedono il perchè, ma non si girano mai dall'altro lato; niente cura quanto 'creep' urlato sul pavimento freddo; 'scelgo lei perchè tu hai le spalle forti e sopravviverai'; fingono di credere alle altrui menzogne col sorriso sulle labbra; la musica ascoltata alta mentre guidano su strade di montagna; sono brave a innamorarsi di una voce; la vita sognata è sempre trecento chilometri più a nord; gli occhiali da sole nella borsa da sera; un libro nuovo, una tazza di tè pregiato, una candela profumata e provare a non pensare; se è lui l'uomo della vita, sono pronte a tutto; il tubino nero è per sempre; varcata la soglia, non tornano indietro; il potere taumaturgico di un tacco dieci; non dimenticano per la vita quell'abbraccio lungo il binario; si sono rassegnate con successo ai capelli ondulati; trenta volte quel film, trenta volte un pacchetto di kleenex; il posto ceduto sull'autobus; è più facile essere graffiate che graffiare; il batticuore a sorpresa ripaga del dolore di un anno; i viaggi intorno al mondo e la nostalgia di casa; c'è sempre una seconda possibilità; le scatole di cartone delle torte; tenera è la notte, affilato il mattino; ci provano a immaginare una vita senza; i ritratti in bianco e nero; il massimo dei voti con lode, finchè passa la voglia; danno del lei e ricevono il tu; la sindrome di stendhal davanti alla vetrina di hermés; 'they're small, but nice'; credono negli angeli; non si vergognano di lasciar parlare il corpo; una ducati monster nero satinato; scrivono sui muri le loro poesie preferite; la solitudine fa terrore, ma hanno promesso il coraggio a chi non tornerà.
all'incirca, io.
tra ieri e oggi. frammenti che si ricompongono.
[il risveglio dai battiti accellerati; una toilette che dura quanto "via col vento"; il fucsia delle labbra con il rosso lacca delle unghie; la mia catenina strapiena di ciondoli misti che riceve solenne investitura dalle pagine profumate di velvet; il riposo pomeridiano in chiave preventiva; la sera che scende grigia senza fare paura; un vuoto che non grida; i capelli che stanno come devono; io che non so dove trovo ancora tutto il coraggio che serve; io che lo trovo; lui che è dove deve essere come deve essere quando deve essere; la cotoletta alla milanese anemica; il moet chandon non richiuso; il sogno che non è così, perchè non può essere così; un gap (che aspira ad essere) (già) colmato; i fondamentali che non si perdono mai; le notti che si raccontano sopra le lenzuola; sentire forte che lui c'è la mattina dopo.]
tra ieri e oggi. frammenti collezionati dal tempo trascorso. che insegnano a ricompormi. tutto quello che resta fuori è come se fosse lì dentro da sempre. tra le altre cose, devo anche essermi sognata questa frase:"i diamanti si raccolgono sul fondo".
"che io cerco i tuoi occhi tra la folla. e li trovo. ti ho davanti e inizia lì la corsa. sali sulla nostra giostra please."*
credo di esserci salita, poi. questa volta ho deciso di meritarmi un bel regalo.
*per gentile concessione dell'autore
poche curve hanno lasciato alle spalle la nebbia di città. nella valle delle vecchie ghiacciaie i gradi di temperatura sono 2. il primo sole carezza l'erba ghiacciata, l'acqua evapora in cortine di fumo sottile disseminate nel verde. il cielo ha il turchese di cento mattini d'estate.
dal lettore renato sellani plays himself. io stringo le spalle nel giubbotto nero dentro cui mi piaccio tanto. le labbra si rilassano in un sorriso acceso dal rossetto rubellite.
non devo mai più dimenticare l'incanto di certi risvegli. e la voglia di spostare: una lancetta, un segno sul foglio, un punto di vista, una prospettiva. un bucato dei pensieri che fa tanto bene al cuore.