the God of small things

there is room if you can trust for anyone like us

deconstructing me

Utente: recel
il libro che non ho letto, la canzone che ho ascoltato troppo, l'ovatta in cui sogno di trovare riposo, gli odori che reinnescano sensazioni inesplose. o soltanto l'alba di una buona giornata.

hanno detto

utente anonimo in c'è

Archivio

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

sul comodino

h. murakami, "norvegian wood"
j.-k. huysmans, "a rebours"
"city lights pocket poets antology"

nell'aria

thom yorke, "the eraser"
husky rescue, "ghost is not real"
portishead, "dummy"

sugli schermi

"saturno contro", f. ozpetek
"inland empire", d. lynch
"la strada di levi", d. ferrario

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder


Io non mi faccio inciabattare.

tè e pasticcini per tutti i

*loading* visitatori

domenica, 18 marzo 2007

all not inclusive

ok, lo ammetto. per un lieve tratto, forse, mi sono lasciata distrarre dalle volute fascinose della mia solitudine incompresa. perciò, a capo chino, rivolgo la domanda spinosa: da quanto tempo è passata di moda la formula del "pacchetto-tutto-compreso"? da quando, nell'affermazione di provare interesse per una persona, hanno preso ad infiltrarsi delle legittime deroghe, delle zone franche di aperta spudorata smaccata critica? 

tu da sempre guardi il mio micio con diffidenza, sostieni che abbia lo sguardo inespressivo, fai i complimenti ad ogni altro gatto del vicinato e continui a passare sotto silenzio il mio. poi, quando si presenta l'occasione di viverlo più da vicino, cominci a dargli del pazzo squilibrato viziatissimo. mi chiedi con insistenza di togliertelo dai piedi, chè non puoi muoverti. gridi la tua incomprensione su come si possa mal educare una bestiola domestica. finisci per bollarmi per inospitale per questo. io taccio di uno stupore impreparato ad affrontare simile eventualità.

tu odi il mio gatto. io non so mica se lo posso accettare.      

postato da: recel alle ore 12:24 | link | commenti (14)
categorie: hommes, cronaca grigia
domenica, 18 febbraio 2007

stanotte sei svenuta. nell'unico sabato tra gli ultimi in cui ti sei imposta di non bere o quasi, non sai ancora adesso cosa e perchè ti è preso. sai solo che, con il massimo dell'eleganza concessa dalla progressiva perdita di lucidità, prima ti sei seduta sulla soglia di un portone poi, impossibilitata a star meglio, ti sei fatta mellifluamente adagiare nel bel mezzo di un marciapiede in santo spirito. per alcuni lunghissimi istanti non hai più saputo chi fossi e cosa ancora ci facessi lì, in quel limbo sospeso tra vita e altro; non hai più saputo chi ti stringesse la mano, ti tenesse su la testa (sbagliando) e dimenticasse di alzarti le gambe (come ti eri premurata di far presente pochi minuti prima per l'ipotesi che), nè quanti giovani a piedi o con l'auto piantata in mezzo alla strada si siano fermati chiedendo se ci fosse bisogno di aiuto, nè quanto sia rimasta lì a veder nero - con un freddo polare addosso lo stomaco in gola e la voglia di farti inghiottire dalla terra.
poi, hai realizzato di avere le gambe piegate e di indossare la gonna - che per quanto ampia e lunga e anni cinquanta essa sia, sempre gonna è. allora hai sussurrato a chi ti accompagnava di tirare giù l'orlo, casomai fosse salito. lì avete capito che era passata. e che le gambe erano rimaste eccezionalmente coperte.

dopo, in auto, prima di crollare  nel sonno, hai pensato a quanto conti la vicinanza. a quanto echeggi nel vuoto, in mancanza.
sotto, billie holiday cantava night and day.

postato da: recel alle ore 11:30 | link | commenti (15)
categorie: cronaca grigia
venerdì, 29 dicembre 2006

che io, tra le due categorie, continuo ad appartenere, dai tempi di boccaccio al liceo, a quella dei gonzi. perciò continuo a donare la fiducia, pur sapendo quanto sia facile tradirla in un momento di levità curiosa.

questo blog non ha un senso al di fuori di sè, di noi che ci incontriamo tra noi davanti ad una weiss o progettiamo di trovarsi a metà strada, di certi cuori grandi che qui ho sentito battere forte per (quasi) tre anni, di certe punte affilate di mente che scatenano i miei sorrisi, del deus ex machina, dell'anonimo, della fds e compagnia bella.

c'è una sola persona cui decisi di dedicare la me di qui al di fuori di qui. e lui seppe afferrarla a due mani, con le sue spalle piazzate e il bene timido che si fa strada piano. dove troverò ancora tutto il coraggio che ho saputo serbare per lui? 
il resto continua a darmi dolore.

domani torno e ricomincio preciso da qui. 
traccia 4: wherever finds you, c. donà.

postato da: recel alle ore 19:25 | link | commenti (5)
categorie: acide, cronaca grigia
giovedì, 21 dicembre 2006

è che mi sento come imprigionata in una schiuma - profumata ma non troppo, e avvolgente solo a coprire certe nudità - della temperatura giusta da non volerne uscire mai - dentro la vasca immacolata che ho sempre osannato - piantata in mezzo al bagno di luce soffusa colori non violenti e silenzio acquatico, uscito dall'ad dei miei desideri.

a sprazzi mi ridesto dall'estasi onirica. e comprendo:

a volte mi sento osservare la scena dietro un vetro appannato, dove le gocce che scendono sommesse si mischiano alle mie lacrime di pura spettatrice - priva peraltro dell'istinto del voyeur.

altre volte - e sono le più lancinanti - capisco che dovrei uscire, darmi un'asciugata vigorosa, spalmarmi la sontuosa crema corpo che ho appena acquistato, tirarmi ai massimi termini e cominciare a guardare cosa è successo, in tutto il tempo trascorso in mezzo, lungo la strada modesta della mia vita. a viverci, persino.

il terrore non è il primo sassolino che fa vacillare il tacco, e mi riconduce al caldo abbraccio immutabile. il terrore si appalesa ogni volta in cui non ci sono sassolini nè altri indugi. io vado avanti sulla nuova strada. mi ci vedo bene, ne godo, cresco. ma dentro me ho fissa la percezione del caldo abbraccio immutabile. anche se non è lì che dovrò stare per il resto dei giorni. ciò non cambierà. perchè io lo amo.  

[sull'onda emotiva di un pvt che mi ha fatto piangere - lei sa che è il suo, e sa di aver ragione. mentre thom cantava: everything in its right place. manco a dirlo.]

postato da: recel alle ore 20:37 | link | commenti (23)
categorie: cronaca grigia
domenica, 03 dicembre 2006

in ordine sparso nella sequenza tempo:/ hai scritto delle cose che subito non ti sono piaciute più. hai finto di non allarmarti per il vasetto di crema alla fine, per la galassia di capelli sul pavimento del bagno. hai pianto sul latte versato di una notte che se non altro avrebbe riscaldato l'involucro del cuore. ti sei imposta la censura del silenzio contro l'ennesimo sbaglio di tempo che traccia la mappa recente dei tuoi insuccessi amorosi. hai ricordato che non è sempre  domenica, che non sempre ci sono il sole ed un invito puntuale a rimuovere le macerie. hai chinato il capo agghiacciata dinanzi all'inefficacia della terapia shopping. ti sei regalata la pausa caffè di philippe daverio e del primo racconto del libro nuovo. ti sei scagliata contro chi non ha colpa. hai lasciato che i singulti squassassero il tuo petto pensando che sei sola, la sola singolare. hai fantasticato che qualcosa arrivi a farti cambiare idea, in meglio - tu speri. hai gridato a guance asciutte che non sei sola, la sola singolare - inguaribile. hai spedito una lettera senza parole, vergata coi battiti del cuore come dita sui tasti della vecchia olivetti del nonno.

c'era scritto che tu non meriti più di questo. e a questo si atterrà la tua vita.

postato da: recel alle ore 16:51 | link | commenti (15)
categorie: dentro e intorno, cronaca grigia
martedì, 28 novembre 2006

quei pomeriggi un po' così

che seguono a quelle mattine un po' così, iniziate prestissimo davanti a un caffè fumante

[tuo babbo: basteranno due anni. - tu: (...basteranno?) due anni? io non ce la faccio...
e nei vostri sguardi appena sfioratisi non c'era risposta
],

scorse via tra le peggiori vissute

[occhi imploranti, occhi di bastardo, occhi incerti, impietositi d'un colpo: tutti rivolti  a te, stretta tra la tua borsa a spalla e uomini dalle grandi responsabilità, che è come se chiedessero a te, se pendessero da te, nel loro futuro dei cinque minuti, nel loro futuro da qui a domani e sempre, da te che ti fai scudo solo del tuo cappottino avvitato],

finite alle tre del pomeriggio

[senza conoscere sedie, pause del cuore, sorsi d'acqua, respiri profondi a liberare il petto. tornavi a casa e pensavi di dover mangiare, prima o poi, quel piatto d'amore lasciato lì dall'angelo del focolare],

che vorresti si sciogliessero subito in crepuscolo

[mentre fingevi di non sapere che fare (e invece in cuor tuo aspettavi), scorrevi con le dita sulle coste dei libri, come a cercar conferma. era il caso che consigliava una dickinson in chiusa? ma la memoria del fiore / continua a rendere il novembre arduo / finchè io che ero quasi ardita / perdo la strada come una bambina/ e muoio dal freddo.],

a meno che un gesto d'amore (n.d.r.: mai userebbe questo termine il deus ex machina) non te le risolva.

non puoi più permetterti di fantasticarlo soltanto. devi cominciare a pensarci su. si chiama la tua vita. non la vita che qualcuno ha sognato per te. come a volerti far stare bene.

esci, nel buio pungente, che altro non chiede che di essere attraversato. e permearti, muto.

postato da: recel alle ore 18:50 | link | commenti (14)
categorie: piccoledonnecrescono, cronaca grigia
martedì, 21 novembre 2006

mattino: prove tecniche

fa freddo e grigio - sento freddo (e blu) - la caldaia si è sbloccata - lo stomaco fatica a trovare la posizione più comoda - la crostatina al cioccolato è sul tavolino - la guardo e sorrido, ma non ho coraggio - mando tre sms di arretrati - davanti allo specchio non so che trucchi prendere - se dura così, devo rifiutare l'invito a cena  - se dura così, finisce che mi appiattisco sotto il piumone - ci sono tre commenti nuovi - c'è un pvt che è una spinta in più - non mangerò cinese per i prossimi tre anni - e. ha l'esame, la penso forte - la mia stella mi ha scritto, le risponderò presto - ci sono persone belle che continuo a non aspettarmi, ho i brividi al solo ricordarle (e glielo dirò) - ho cambiato aria alla stanza - c'è un'aria nuova, e il letto stropicciato - i miei chiameranno più tardi - sono velvet, sono underground - dovrei essere al lavoro da un'ora almeno - dal parrucchiere oggi o giovedì - metto le scarpe - mando l'sms che per me vuol dire pronti, partenza - due anni e mezzo per imparare a non aspettare risposta, perchè tanto so che c'è - il bacio in più che non ho dato, è come se partisse lungo i binari ora - siamo uguali nel nostro non sapere cosa vogliamo, però ci divertiamo - anteprima del post, butto lì un titolo inutile, categoria inappropriata, pubblica il post - arriva la risposta, infatti. via.

postato da: recel alle ore 10:20 | link | commenti (23)
categorie: cronaca grigia
martedì, 14 novembre 2006

oligarchia emotiva

oggi era il giorno in cui, abbracciata di puro cachemire blu, potevo aspirare a una rivincita: come se bastasse passare la mano sullo specchio offuscato di vapore per scovare dietro la faccia vera con cui mi hai guardato tu, in tutto il tempo in cui io non mi rendevo conto. oggi era il giorno in cui, girando tra le dita dell'altra mano l'anello a tre cerchi, con la stessa impazienza prudente che ho imparato un pomeriggio commovente d'estate, potevo farmi incontro al muro di silenzio, tirare un sospiro profondo e passarci in mezzo: come fanno i supereroi, o le creature mostruose della mente. oggi era il giorno in cui potevo sforzarmi di essere la fighetta del subbuteo, che piomba in piedi con atterraggio plateale da qualunque balcone scelga di suicidarsi, da qualsiasi davanzale decidano di defenestrarla: come se un sostrato palpitante di attenzioni gridate, di abbracci implorati, di velleitari futuri da costruire nell'oggi, si potesse mettere a tacere con due spruzzi di eau de toilette e una virata riuscita su 7 cm di tacco.   

e invece. siamo già sulla soglia di domani.

postato da: recel alle ore 21:11 | link | commenti (27)
categorie: cronaca grigia
mercoledì, 01 novembre 2006

colpevoli omissioni

partenza: metti una sera a cena. con nazario. la pazienza cortese va premiata. dopotutto, a parte la distanza, e quella superstrada orripilante da percorrere di notte, e la conseguente necessità di tenere sott'occhio le dosi di vino, ora che lo sbirci da dietro il menù, lo trovi il solito meritevole personaggio che ha già allietato qualche mese della tua vita terrena. che tu non provi più niente per lui come uomo, ma proprio più niente, è un dettaglio che, mentre mangiate conversando piacevolmente, sei così agile da dimenticare persino.

pausa
[oggi penso a ciò che mi manca: correre fino a smettere di pensare / chi mi mandava gli mp3 da buttare nel lettore / le persone che ho intransigentemente scacciato da me negli ultimi tempi / certe profferte sessuali / chi mi dica la verità quando continuo a sostenere che taluno si rifarà vivo / il caldo al cuore di un abbraccio incondizionato / mangiare senza la bilancia sul tavolo / ridere talvolta perchè mi va e non perchè devo ]

arrivo: "non credo di essere libera domani. semmai risentiamoci nel weekend. e vedi di venir su tu, ok?" nel frattempo, vedi di razzolare un movente al vostro portare avanti una sorta di rapporto.

mi è mancato di chiedergli di prendermi con sè. senza ragione nè pretesa alcuna, così come si prende un cucciolo, per accudirlo, coccolarlo, portarlo a spasso, dare e prendere quando capita, quando ci va. altro non potrei essere. ma forse potrei provare a trovare pace. 

postato da: recel alle ore 17:46 | link | commenti (7)
categorie: hommes, cronaca grigia
giovedì, 26 ottobre 2006

niente di nuovo sul fronte occidentale

stamani il mio oroscopo dinanzi al caffèelatte raccomandava di non affaticarsi. ma non ce n'era bisogno: la stanchezza, dopo la solita notte agitata, era di default.

ialea iacta est: in ufficio in quattro abbiamo accoltellato alle spalle il capo. in tempo per le feste di natale, dolci doni avvelenati e mesi a venire di musi lunghe e barbare grida. ciò che più mi sorprende è come ho imparato a passar sopra a (rectius: calpestare) tutto con colpi di tacco, gonna danzante e sorriso posticcio.

nell'inutile caldo da primavera inoltrata medito di impregnare il pomeriggio con allettanti letture al sole / gite in underwear stores di fiducia / cioccolaterie [se non ci fosse di mezzo la rediviva dieta]. insomma, qualcosa che mi distolga dai pensieri, dal pensiero. ma a che scopo?

devo concedere a nazario l'onore delle armi. è indubitabile l'impegno che ha profuso, specie con quella bozza di invito in messico per la stagione della sua pesca. eppure, la fine è sempre la stessa. 'cosa ci posso fare?' chiede. 'niente, dai. mica è colpa tua.'

di nessuno è colpa: se sono così stanca; se marinerò la lezione di danza; se ieri sera al cinema con attilio ho avvertito di nuovo quel disagio; se sto nolente candidandomi a persona più intrattabile della fine d'anno; se i nodi nascosti sotto il cuscino hanno trovato comunque la via del pettine. se conto ancora i giorni. se niente è cambiato.

appunto.

quaranta giorni. quarantuno, oramai. e niente di nuovo su questo fronte.

postato da: recel alle ore 15:53 | link | commenti (37)
categorie: cronaca grigia