ok, lo ammetto. per un lieve tratto, forse, mi sono lasciata distrarre dalle volute fascinose della mia solitudine incompresa. perciò, a capo chino, rivolgo la domanda spinosa: da quanto tempo è passata di moda la formula del "pacchetto-tutto-compreso"? da quando, nell'affermazione di provare interesse per una persona, hanno preso ad infiltrarsi delle legittime deroghe, delle zone franche di aperta spudorata smaccata critica?
tu da sempre guardi il mio micio con diffidenza, sostieni che abbia lo sguardo inespressivo, fai i complimenti ad ogni altro gatto del vicinato e continui a passare sotto silenzio il mio. poi, quando si presenta l'occasione di viverlo più da vicino, cominci a dargli del pazzo squilibrato viziatissimo. mi chiedi con insistenza di togliertelo dai piedi, chè non puoi muoverti. gridi la tua incomprensione su come si possa mal educare una bestiola domestica. finisci per bollarmi per inospitale per questo. io taccio di uno stupore impreparato ad affrontare simile eventualità.
tu odi il mio gatto. io non so mica se lo posso accettare.
ieri sera, per interminabili istanti in cui ho dimenticato di respirare, nel tuo buio colorato di arancione ho pensato che fossimo stati troppo affrettati. a prenotare quel finesettimana, a virare già la nostra quotidianità verso secche strade inesplorate. come ad ammettere che possa essere facile per le nostre complicazioni mai guarite un nonnulla, quale guardarsi negli occhi mentre prepari la cena, buttarsi sul letto quando girano la testa ed il cuore, affrontare il discorso degli altri. invece, finisce per essere più facile darti ragione a pizzichi. è ciò che ho fatto, quando hai confessato la paura che ti mette addosso l'evidenza di te e me, nella giusta misura del nostro sentire. sappi che il mio è terrore. devo solo aprirgli la porta e invitarlo a prendere il caffè da noi. e sarà fatta.
poi, una mattina, al risveglio, rammenti che talvolta accade il sole, che esiste pure la primavera. e cerchi di ricordare da quanto tempo hai smesso di guardare l'orologio, di controllare compulsiva il telefono. capisci che non c'è nessun altro posto dove vorresti essere, nessun altro momento per farlo. smetti persino di chiederti perchè non è stato tutto subito. e quando è stato il momento del fatidico clic dentro. ribadisci che il bello aggiunge e non toglie mai.
(...)
as a child I saw many things I did not want to be.
am I the person I did not want to be?
that talks-to-himself person?
that neighbours-make-fun-of person?
am I he who, on museum steps, sleeps on his side?
do I wear the cloth of a man who has failed?
am I the looney man?
in the great serenade of things,
am I the most cancelled passage?
da benzina (gasoline) di gregory corso, tea.
[nel frattempo, si ventila uno splendente prossimo weekend. mentre io faccio fatica a tener fede alla promessa dei tre giorni.]